“AnnaChiara e la musica:
ricordi personali di Francesco Lo Cascio”
Ripercorrere a posteriori quella fragile catena di eventi che può portare due persone, molto diverse per età, percorso di studi ed esperienza di vita, a incontrarsi e condividere una parte di ‘cammino', è talvolta una esperienza sorprendente. Nel mio caso, ho conosciuto AnnaChiara nel novembre del ’97. Allora ero un 26enne pianista classico “di belle speranze” che sbarcava il lunario dando lezioni private, e lei una giovane ragazza di 16 anni, studentessa di canto lirico ma appassionatissima di musica leggera, in cerca di un insegnante per sostenere l’esame di pianoforte complementare. Farle lezione per me, musicista fin troppo inquadrato e diligente, fu abbastanza frustrante, vista la sua totale insofferenza per qualunque forma di disciplina. In realtà, ma questo lo scoprii solo parecchi anni più tardi quando mi permise di leggere i suoi scritti, AnnaChiara era nel bel mezzo di una crisi esistenziale, che la stava portando lentamente ma inesorabilmente a mettere in dubbio molte delle ‘certezze’ alle quali io ero ancora legato, e il suo atteggiamento irriverente non era dovuto a una mancanza di serietà, ma al rifiuto verso le figure di maestri o sedicenti tali. Ho un ricordo confuso di quel periodo, ma è rimasto stampato indelebilmente nella mia memoria il giorno in cui la sentii cantare per la prima volta, “Seamisai” di Laura Pausini e “My heart will go on” di Celine Dion. La natura le aveva donato una voce potente e limpida, dal timbro inconfondibile, che lei usava già magistralmente, seppure non con la consapevolezza di oggi. Ascoltarla, accompagnandola al pianoforte, era una esperienza magica, e mi ripagava del mio insuccesso in veste di ‘maestro’.
Nel luglio del ’98 venni chiamato a svolgere il servizio civile in Toscana, le lezioni si interruppero e per diversi anni ci perdemmo di vista, salvo sporadiche telefonate e qualche e-mail di auguri.
Nel 2002 stanco del mondo classico e a pochi mesi da un importantissima esibizione a Zurigo, scrissi una canzone, o meglio la melodia di una canzone. Non so bene perché, mi ritrovai a immaginarla cantata da AnnaChiara. La contattai, lei sembrò entusiasta all’idea visto che, come mi aveva confidato in una delle sue e-mail “cantava sempre e non avrebbe smesso mai”. Ci incontrammo a Ischia alla fine dell’estate, lei scrisse il testo e, forse ancora con spirito goliardico, immaginammo successi planetari e improbabili partecipazioni sanremesi.
Con l’inizio del nuovo anno i nostri incontri artistici si intensificarono. Abbandonai le mie ambizioni ‘classiche, scrivemmo altre canzoni, AnnaChiara prese a prendere lezioni di canto leggero, realizzammo i primi provini, e finalmente, nel febbraio del 2003, facemmo ascoltare alcuni brani a un notissimo cantautore romano, dal quale ricavammo un giudizio molto lusinghiero e l’incoraggiamento a continuare per la nostra strada.
Il 2003 fu anche l’anno in cui AnnaChiara scrisse per la prima volta una canzone per intero (cioé musica e testo). Il suo modo di concepire la melodia, ma soprattutto l’armonia, era molto diverso dal mio, troppo legato, forse, al pop cervellotico e complicato di Claudio Baglioni, e presentava una fortissima impronta ‘rock’. Pochi accordi, linee melodiche graffianti e nervose, piene di salti e puntature sugli acuti – complice anche l’impressionante estensione della sua voce. Non mi ci volle molto a capire che, come autrice di canzoni, AnnaChiara era molto più originale di me.
Da allora mi sono occupato prevalentemente degli arrangiamenti, e ho dovuto imparare il mestiere praticamente da zero. Ho accolto però questa sfida con grande entusiasmo, perché lavorare ai suoi pezzi è stata l’esperienza più stimolante e appagante della mia vita.
Se dovessi descrivere in poche righe le principali caratteristiche dello stile musicale di AnnaChiara, direi che è caratterizzato da un’impressionante inventiva melodica – tutte le persone che hanno ascoltato le sue canzoni sono rimaste come ipnotizzate e si sono ritrovate dopo, quasi inconsapevolmente, a ricantare le strofe o i ritornelli – e dalla capacità di far suonare sempre nuovi giri armonici abusatissimi. A questo proposito ricordo una discussione con lei nella quale affermavo che, dopo gli esempi di Lucio Battisti e Gino Paoli era praticamente impossibile creare qualcosa di nuovo e ‘bello’ usando il giro di do. Poche settimane più tardi AnnaChiara mi fece ascoltare “2 Aprile 2005”, a oggi forse una delle sue migliori creazioni, facendomi constatare che proprio di giro di do si trattava!